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| L’abitato di
Tulum dista circa
sette chilometri dal mare, così che,
appena fatta colazione in un ristorante vicino
al terminal, abbiamo preso due taxi che ci hanno
portato tutti sulla costa, una lunga striscia
di spiaggia contornata di palme e mangrovie
dalla sabbia fine e bianchissima come borotalco.
Il guaio è che tutta la zona è
“lottizzata” da alberghi che offrono solamente
cabañas, cioè bungalows piuttosto
spartani, spesso fatti solo in legno, con tetto
di paglia e pavimento in cemento o addirittura
sabbia. |
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Ne abbiamo visti
anche alcuni molto belli, ampli e con bagno,
ma tutti avevano il letto sospeso al soffitto
e dotato di zanzariera. Questo ci ha fatto supporre
che la zona, al tramonto, sarebbe stata infestata
da zanzare e da altri insetti fastidiosi di
cui noi avremmo rappresentato una buona possibilità
di pasto. Inoltre i prezzi erano decisamente
cari, una sistemazione economica partiva dai
600 pesos per due persone, così abbiamo
deciso di tornare in paese. |
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| Questo si snoda
in pratica lungo la strada statale che arriva
fino a Cancun. Nel tratto dell’abitato si concentrano
molti locali, alcuni gestiti da italiani, e
vari alberghi economici.
Dopo una breve ricerca, ci siamo sistemati all’Hotel
Chilam Balam, che al costo di 300 pesos
ci ha dato una camera con bagno, ventilatore,
TV e con un bel balcone.
Saremmo poi andati in spiaggia con i taxi che
qui hanno la tariffa fissa di 35 pesos per qualsiasi
percorso. |
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La giornata
al mare è stata fantastica, ci riparavamo
all’ombra delle palme dal sole cocente facendo
frequenti bagni nell’acqua turchese e abbiamo
mangiato nel ristorantino casalingo “The Best Wiew”, posto alla fine della spiaggia vicino
alle cabañas “italiane” del
“La Bella Vita”. Il buon Victor che lo gestisce
ci ha fatto assaggiare ottimi nachos e il miglior
guacamole della costa in una veranda dalla vista
veramente magnifica. |
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| Nel pomeriggio
siamo andati fino alle rovine
con una passeggiata
di un paio di chilometri. Più che i templi
ed i palazzi, risalenti ad un periodo già
decadente della civiltà Maya, siamo rimasti
incantati dalla loro splendida posizione, direttamente
sulla spiaggia, con una fitta vegetazione alle
spalle e con una numerosa colonia di iguane
che incuranti dei turisti prendevano il sole
sulle rocce. |
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Appena a fianco
del Castillo, la costruzione più imponente
del sito, si trovano due piccole baie dove
siamo stati fino all’ora di chiusura, annunciata
dai fischietti dei guardiani alle sei del
pomeriggio.
Questa spiaggia ed i suoi dintorni avrebbero
meritato sicuramente più tempo ed attenzione,
ma ormai eravamo agli sgoccioli, solo altri
cinque giorni e saremmo dovuti essere all’aeroporto
di Cancun per il volo di rientro in Italia.
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| Abbiamo deciso
perciò di raggiungere Playa
del Carmen da dove avremo fatto le
ultime escursioni. Il mattino seguente un
pulmino ci ha portato in questa località
con un’ora di viaggio. Sistemati i bagagli
in una cafeterìa dove abbiamo fatto
colazione, abbiamo quasi subito trovato una
sistemazione ottimale, l’Hotel
Paraìso Azul – Casa de Gopala.
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Questo hotel,
centralissimo, ad un passo dal terminal dei
bus, ad una quadra dalla via principale (la
Quinta Avenida) e dalla spiaggia, possiede belle
camere spaziose e ben arredate, con frigo, cassaforte
e ventilatori al prezzo di 350 pesos. Davanti
al nostro balcone, al secondo piano, avevamo
il verde di un giardino rigogliosissimo, mentre
sul retro c’era anche una discreta piscina a
nostra disposizione per la gioia di tutti i
ragazzi! C’erano anche camere più costose
con aria condizionata o più economiche
poste sul retro vicino alla piscina. |
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| Non potevamo
chiedere di meglio e a pranzo abbiamo festeggiato
davanti a tre chili di costolette alla griglia.
Ci siamo resi subito conto che eravamo arrivati
in un altro Messico, quello delle cartoline,
del turismo organizzato e festaiolo e dei viaggi
di nozze…
La vita di Playa del Carmen si concentra tutta
sulla bellissima spiaggia
e nella strada che la costeggia, la “quinta
avenida” col nome che richiama volutamente l’elegantissima
5th Avenue di New York. |
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Dopo un paio di giornate
in spiaggia, abbiamo preso un traghetto che
ci ha portato sull’isola
di Cozumel, che dista dalla terraferma
appena 40 minuti di traversata. L’isola è
diventata famosa negli anni sessanta, dopo che
venne trasmesso in TV un documentario di Jaques
Cousteau, sugli splendidi fondali e sulla fauna
marina e che ha attirato su questi lidi moltissimi
appassionati subacquei e di snorkelling. |
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Abbiamo passato una intera
giornata nel parco naturale
di Chankanaab, a pochi chilometri dal
paese di San Miguel de Cozumel, il capoluogo
dell’isola, divenuto anch’esso un piccolo divertimentificio.
Il parco merita senz’altro una giornata, anche
se di naturale c’è ben poco. Infatti
all’interno ci sono: un delfinario con spettacoli
a pagamento, una zona di mare recintata dove
si può nuotare (a pagamento) con i delfini
in cattività, vari ristoranti, american
bar e negozi di souvenir. |
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La parte interessante è
la magnifica spiaggia, il mare dove nuotano
migliaia di pesci di dimensioni e colori variatissimi
che si possono avvicinare ed ammirare con una
maschera (portatevene una, il
noleggio è carissimo!) e una laguna
tra le piante tropicali del giardino botanico
dove vive indisturbata una nutrita colonia di
iguane di notevoli
dimensioni, che non disdegnano di fare passeggiate
sulla sabbia rovente tra le sdraio. |
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Rimanevano ancora un paio
di giorni, che abbiamo utilizzato per stare
ancora sulla playa e per chiudere in bellezza
con la visita di Chichen Itza, il sito archeologico
dove le civiltà maya ed azteca si sono
maggiormente espresse nel loro periodo di massimo
splendore, sia dal punto di vista artistico
che nelle conoscenze scientifiche alimentando
per secoli storie e leggende sulle origini extraterrestri
di questi popoli. |
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La mattina seguente, siamo
stati prelevati all’ora stabilita dal nostro
hotel ed abbiamo raggiunto
Chichen Itza dopo
due ore e mezzo di bus. Non starò qui
a descrivere la bellezza del sito, ampiamente
descritto in tutte le guide ed i depliants sul
Messico, dirò solamente che la prima
impressione di sconcerto avuta all’ingresso
in stile un po’ hollywoodiano, accodati con
altre centinaia di persone, tutti con il nostro
bravo braccialetto giallo al polso (il pass
per l’entrata), ha lasciato subito il posto
ad una totale ammirazione per quello che si
parava davanti a noi una volta entrati. |
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Vedendo
El Castillo con
le sue misure e orientamento che rappresentano
il calendario solare, il gruppo delle mille
colonne, El Caracol, usato come osservatorio
astronomico o il grande campo del gioco della
Pelota, viene da chiedersi se gli Spagnoli di
Cortes abbiano veramente portato la “civiltà”…
Le tre ore previste per la visita sono letteralmente
volate via e all’ora di pranzo siamo andati
in un grande ristorante a buffet, dove ci siamo
rimpinzati a dovere. |
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Nel primo pomeriggio siamo
stati all’interno del Cenòte Dzitnup,
un pozzo naturale creato da fiumi sotterranei
dove, in una atmosfera irreale da girone dantesco,
si può fare il bagno in un’acqua limpida
e fresca, un’esperienza da non lasciarsi sfuggire.
Nella penisola dello Yucatàn ce ne sono
diversi, in quanto la conformazione calcarea
del terreno ne favorisce la formazione, tanto
che, gli appassionati speleologi e subacquei
potrebbero effettuare un intero viaggio in questo
paese, interamente dedicato ai cenotes. |
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Lungo la via del ritorno,
una rapida visita alla piacevole cittadina coloniale
di Valladolid, con sosta nel Parque Central
ed entrata alla vicina cattedrale, concludeva
il programma della giornata e così siamo
arrivati in hotel per l’ora di cena. |
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Il giorno successivo, l’ultimo
della nostra permanenza in Messico, ci siamo
arresi al consumismo, dedicandoci allo shopping
nei negozi di Playa del Carmen per acquistare
qualche inutile souvenir o
qualche iguana, prima
di prendere il bus che ci ha portato direttamente
all’aeroporto di Cancun, dove nel pomeriggio
siamo decollati per il volo di rientro in Italia.
O almeno così credevamo |
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