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| Qui al mare di
Puerto Escondido ,
mentre facevamo colazione sulla spiaggia, ci
siamo resi conto come, questo villaggio di pescatori
diventato improvvisamente famoso in Italia e
non solo per via del film di Gabriele Salvatores,
non abbia perso del tutto l’atmosfera originale.
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Nella
baja Principal,
bellissima e coronata di palme, le barche arrivavano
cariche di grossi pesci (le mojarras, della
famiglia delle cernie) che venivano acquistati
direttamente dalla gente del posto, mentre esili
fregate e grossi pellicani sorvolavano lenti
le acque vicino alla riva, tuffandosi per catturare
le prede. |
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In lontananza
verso est, si stendeva la lunghissima
spiaggia
della Zìcatela, meta degli appassionati
del surf, ma pericolosissima per i bagni, viste
le forti correnti e le buche insidiose, tanto
che è sconsigliabile avventurarsi nell’acqua
oltre l’altezza del ginocchio. Le onde, costanti
e poderose, creavano l’effetto di una nebbiolina
luminosa nell’aria dove i particolari dell’orizzonte
si dissolvevano nei colori dell’arcobaleno… |
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Puerto Escondido
è un paesone di 40.000 abitanti suddiviso
in una zona alta in collina dove risiedono gli
abitanti e dove sono le banche, la posta e il
terminal degli autobus, mentre nella zona bassa,
vicino alla spiaggia sono concentrati gli alberghi,
i ristoranti ed i negozi. La via principale,
chiusa al traffico che la sera si anima per
il passeggio e la musica dei vari locali, costeggia
la baja Principal. |
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| Proprio lungo
questa via abbiamo trovato una sistemazione
perfetta, utilizzando la solita
tattica di andare in due persone senza bagagli,
lasciando il resto del gruppo nella cafeterìa
con borse e valigie, in modo da essere più
liberi di camminare e meno affaticati per…
trattare sul prezzo!
l’Hotel Hacienda
Revolucion, gestito da una cordiale coppia
di Verona. La signora Daniela è anche
un’ottima fonte di informazioni per tutto
ciò che riguarda luoghi ed opportunità
che il paese può offrire. |
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Le
camere,
grandi e pulitissime, hanno un tocco tutto
italiano nei particolari, come gli splendidi
bagni rivestiti di ceramiche vivacemente dipinte,
Il loro costo si aggira sui 300/400 pesos. Un
grande cortile pavimentato in cotto, ombreggiato
da piante curate, con tavoli e poltroncine
in ferro battuto completano l’ottima visione
d’insieme. |
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| Durante il periodo
della nostra permanenza, si stavano completando
i lavori per l’apertura del ristorante, anch’esso
gestito da italiani che sicuramente farà
concorrenza all’ottimo “La Galeria” dove abbiamo
mangiato una carbonara sublime… |
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Nei giorni trascorsi
a Puerto Escondido, siamo stati in spiaggia
alla Baja Principal,
a Puerto Angelito
con la Playa Manzanillo
e la vicina, bellissima Playa
Carizzarillo, dove noi bambini ci lasciavamo travolgere dalle grosse onde.
Siamo anche stati in barca alla vana ricerca
di testuggini, |
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ma l’esperienza più
emozionante è stata senz’altro la visita
alla Laguna di Manialtepec,
una lingua d’acqua dolce di circa 8 km. Per
andarci, si prende un qualsiasi pulmino diretto
a Rio Grande, facendosi lasciare all’ingresso
del Restaurant Isla del Gallo. Lì abbiamo
trovato Cèsar, un simpatico barcaiolo
che, per soli 500 pesos ci ha portato con la
sua barca lungo tutta la laguna fino alla sottile
striscia di sabbia che la divide dal mare. |
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Durante il tragitto
abbiamo potuto osservare estasiati la grande
quantità di animali che popolano questo
ambiente, dai pellicani alle spatole, dagli ibis
ai trampolieri, aironi (anche
un raro airone tigre) e le iguane stese al sole
sulle rocce. Arrivati vicino alla costa, siamo
scesi a riva ed abbiamo potuto fare il bagno
in un’acqua cristallina sempre circondati da
centinaia di uccelli. |
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In quel luogo, secondo
Daniela, tre o quattro volte l’anno avviene
un fenomeno che attira centinaia di persone,
quando, per la presenza di miriadi di gamberetti,
di notte l’acqua è illuminata dalla loro
fosforescenza e farvi il bagno diventa una esperienza
indimenticabile.
Ma il nostro viaggio deve continuare, così
nel tardo pomeriggio, sotto un nubifragio di
proporzioni bibliche, partiamo per il più
lungo tragitto in autobus (ben 14 ore) che ci
avrebbe portato, il mattino seguente nel Chiapas. |
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