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| Dopo il caos
della capitale, abbiamo apprezzato molto la
quiete di Oaxaca,
bella città coloniale, le sieste nel
Parque Central animato tutto il giorno da venditori
di frutta, cibi e artigianato, che la sera si
ravviva ulteriormente con la musica dei “mariachi”
e quella andina dei gruppi sudamericani. |

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Abbiamo scelto,
tra i tanti alberghi economici del centro, l’Hotel
del Valle (360 pesos) con grandi
camere dotate anche di TV ad un paio di “quadras”
dal centro. A proposito, in tutto il Messico
le camere si devono pagare “adelantados”, ovvero
anticipatamente. Solo così avrete la
sicurezza di trovare ancora la vostra, al rientro
dalle escursioni. |
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| Abbiamo trascorso
due giorni di relax ad Oaxaca (si pronuncia
Ohuaha e non Oxaca come credevamo…) passeggiando
per le strade chiuse al traffico nel bellissimo
centro storico (nella foto la
cattedrale) dove potevamo finalmente
scorrazzare liberamente inseguendo scoiattoli
e cavallette (le “chapulines” che qui si mangiano
fritte e spruzzate di limone, sono molto buone
e nutrienti, provare per credere…). |
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le buonissime
chapulines fritte |
La cucina
oaxaqueña si diversifica notevolmente
da quella, sempre uguale, del resto del Paese,
per le sue salse piccanti e l’abbondanza di
spezie di vario tipo. La zona è famosa
anche per il cioccolato
dal particolare gusto vanigliato per il quale
i locali nutrono una vera passione e per il
mezcal, liquore
ottenuto dalla spremitura delle foglie di una
pianta grassa, il maguey. A garanzia della purezza
del prodotto, all’interno della bottiglia viene
inserito un verme, parassita della pianta, che
si conserva perfettamente per anni e che si
dice conferisca un particolare sapore a questo
prodotto. |
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| Vicino alla
città, nel paesino di El Tule, vive
la creatura più vecchia del mondo,
El arbor del Tule,
un imponente albero della famiglia dei cipressi,
che giganteggia vicino alla chiesa del paese
e che lì vive da più di 2.500
anni! |
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Uno dei momenti
topici del nostro viaggio l’abbiamo vissuto
a Herve el Agua
(l’acqua che bolle), una località a
circa 70 km dal capoluogo, dove sorgenti sotterranee
di acqua calcarea hanno creato, a 1.800 m.
di altitudine una serie di laghetti tra cascate
pietrificate (un po’ come a Pamukkale, in
Turchia) dove è piacevolissimo fare
il bagno e da dove si gode uno stupendo panorama
della Sierra Madre meridionale. |
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| Si
può raggiungere
Herve el Agua o acquistando un escursione
da una delle tante agenzie turistiche oppure
utilizzando i bus locali, come abbiamo fatto
noi, a costi molto più bassi. Il bus
ci ha portato sul posto attraversando strombazzante
diversi villaggi e paesini nei quali l’autista
sembrava conoscere tutti, sbracciandosi continuamente
in calorosi saluti e fermandosi ogni tanto a
chiacchierare con qualcuno, con il bus in mezzo
alla strada pieno di persone, ceste di verdure
e animali. |
| Scene di altri tempi, che
da noi, con la vita frenetica sempre in
guerra con l’orologio, avrebbero provocato
chissà quali proteste… |
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Lo stesso autobus
riparte alle 14.30 per la via del ritorno ed
il simpatico autista ha avuto la premura di
sincerarsi che fossimo stati bene e che il posto
ci fosse piaciuto. Questa scelta ci ha permesso
di avere un paio d’ore di vantaggio sui pulmini
delle agenzie turistiche e siamo stati così,
per metà giornata, i soli padroni di
questo luogo così incantevole. |
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