Viaggio di Jacopo a Lanzarote, l’isola dei vulcani

Viaggio di Jacopo a Lanzarote, l’isola dei vulcani

Arriva la Pasqua, c’è voglia di sole, ma dato il poco tempo si decide di andare in una delle isole a poche ore di volo da noi. La ricerca in rete inizia subito e non è facile dato che in pochi fanno offerte durante le settimane con festività. Alla fine la nostra scelta cade su LANZAROTE in offerta ALL INCLUSIVE con bimbo gratis del tour operator I Viaggi del Turchese. (imprevisto: un grande difetto di certi Tour Operator Italiani è quello di spostare gli orari dei voli per salvaguardare i loro interessi e di riempire l’aereo affittato, trattando le persone come merce. Cosa che si verificherà con nostro estremo disappunto, per lo slittamento last minute di circa 10 ore sia in andata che in ritorno)

Arriviamo di notte, (prima fanno offerte per noi bimbi poi ci ammazzano con orari assurdi, da adesso in poi vigilerò su tutti i tour operator birichini), la mattina dopo ci svegliamo nel nostro aparthotel LOS ZOCOS un villaggio con appartamentini, molto ben curato e completamente occupato da paffute famiglie inglesi, con i papà e le mamme che si arrostiscono al sole tra una birra e l’altra e i bimbi liberissimi di scorrazzare ovunque.

Poi scopriremo che anche il mangiare è tutto orientato ai loro gusti, ma ciò non ci ha scoraggiato dato che ci sembrava di fare tre vacanze in una (una in Spagna la nazione ospitante, una in Marocco vicinissimo alle isole Canarie e una in Inghilterra dato che le persone e l’ambiente che ci circondavano era tutto a loro uso e consumo) e poi i divertimenti non mancavano di certo in questo english village.

Mi sono subito appassionato allo sport-gioco più praticato dai bimbi inglesi all’interno del villaggio, mettere in buca tante palline colorate con un bastone in mano, non è che sia diventato un campione ma mi divertiva tantissimo, anche se ogni tanto qualche pallina volava fuori dal tavolo facendo un baccano del diavolo, per la gioia di papà e mamma.

Anche la piscina era territorio inglese, dato che la temperatura dell’acqua poteva essere sopportata solo dopo 3 belle fette di pancetta affumicata e almeno 15 birre, ma la voglia di un bagno era tanta che anche io mi sono tuffato come un vero nordico.

Il giorno dopo si va in perlustrazione inziando dalla nostra zona di residenza: Costa Teguise una delle più esclusive dell’isola, anche se molti preferiscono la più movimentata zona di Puerto del Carmen. Noleggiamo l’unica bici in cui la mia mammina sa andare (quella a 4 ruote) e ci lanciamo sul bel viale che costeggia tutto il lungomare. Tra spiagge, bar, ristoranti e negozietti carini.

L’acqua fredda dell’oceano non ci attira proprio, ma i paesaggi con i suoi contrasti di azzurro del mare con il nero della terra vulcanica sono davvero incantevoli.

In verità un tentativo di bagno, nella spiaggia davanti al nostro hotel, l’ho anche fatto, ma ho rimandato a giorni migliori l’incontro con il freddissimo Oceano mi sono quindi consolato con il pranzo offerto nella sala del battello, iniziando ad ingurgitare patate fritte e carne come un vero inglese per portare la temperatura del mio corpicino ad una gradazione adatta per il bagno al mare.

Ma la Costa Teguise è risultata subito stretta allo stressato del mio papà, che ha noleggiato un auto per iniziare ad esplorare l’isola. Si parte alla scoperta del grande NORD dove la natura è stata modellata dal grande CESAR MANRIQUE, artista simbolo dell’isola di Lanzarote, scomparso di recente, ma che ha lasciato la sua splendida impronta in ogni angolo di questa terra vulcanica. (percorso studiato nei minimi dettagli dal papi e facilissimo da fare visto le ottime strade e le segnalazioni continue dei punti turistici, evitate i costosissimi tour organizzati, che arrivano nei luoghi da vedere tutti assieme rendendo caotica la visita e senza rispettare i tempi di noi bimbi).

La prima tappa del tour del Nord è stata nei pressi di Guatiza per ammirare l’ambiente del Jardin de Cactus, antica cava per la raccolta della cenere vulcanica riconcepita da Manrique, che ha dato vita a un fantastico giardino-anfiteatro con tanto di stagni, ponti, cascate e mulino a vento.

Dove sono stati piantati ben 10.000 esemplari appartenenti a 1.420 specie di cactus, che hanno lasciato a bocca aperta sia me che la mamma.

Pensavo che questa tappa non sarebbe rientrata nei miei gusti, invece devo ammettere che è una delle cose che mi sono piaciute di più e che ricordo più volentieri.

La seconda tappa è stata un ampia cavità vulcanca detta Jameos de Agua, qui Manrique ha trasformato il nero ambiente vulcanico in uno spettacolare complesso con un ristorante, un museo delle scienze vulcaniche (con tanto di video e simulatori che spiegano a noi bimbi come avviene un eruzione vulcanica, facendoci provare anche qualche brivido), una piscina e un auditorium sotterraneo funzionante e dall’acustica perfetta.

All’interno vi è anche una spettacolare grotta sommersa che in simbiosi con la vegetazione che la circonda crea un clima di pace e serenità assoluta. Le acque di questa grotta si inoltrano nelle profondità oceaniche tanto che è possibile contemplare dei piccolissimi granchi (ciechi e albini) il cui habitat naturale appartiene a mari profondissimi e irrangiungibili da noi umani.

Rilassati e riposati si riparte con la nostra macchinina per la terza tappa, senza dubbio la più panoramica, attraverso una strada mozzafiato si arriva all’estremo nord dell’isola al Mirador del Rio, dove un antico bunker che sorvegliava lo stretto tra Lanzarote e la piccola Isla Graciosa è stato tramutato da Manrique (sempre lui) in un luminoso belvedere.

Dopo un bel pasto con veduta dall’alto, abbiamo intrapreso la strada del ritorno e qui è arrivato il mio momento, con la visita al Guinate Tropical Park dove tra cactus e uccelli di tutti i tipi, bellissimo il tucano , mi sono visto un divertentissimo spettacolo di pappagalli ammaestrati. (altri parchi per noi bimbi presenti nell’isola sono il Rancho Texas Park e l’Aquapark).

Felice e soddisfatto della giornata mi sono sdraiato in macchina e mi sono goduto il paesaggio che si poteva scorgere dal finestrino, la valle delle palme che da Haria ci portava verso casa.

Il tempo per un ultima tappa alla Fundacion Cesar Manrique la splendida villa che fu residenza dell’artista, un affascinante costruzione con giardino edificata su un terreno vulcanico pieno di grotte e strane formazioni rocciose.

Altro giorno altro giro questa volta tocca al grande SUD dove si trovano i crateri maggiori dei vulcani e dove la maggior parte del territorio è un immensa distesa nera di magma vulcanico che resiste da oltre 270 anni. L’eruzione principale del 1730 durò circa 6 anni e allargo la superfice dell’isola di oltre 1/4 e tutto o quasi è rimasto come allora come in una fiaba dove il tempo è stato magicamente pietrificato.

Lungo la strada che scorre tra pianure immense di magma, la sosta per raccogliere la terra del vulcano è d’obbligo dato che poi nel pomeriggio ci dovrò fare sopra un bel compitino da portare poi al maestro assieme alle nerissime rocce.

Prima dell’arrivo nel parco delle Montagne di Fuoco ci fermiamo per ammirare le coltivazioni vinicole della GERIA, protette dai muretti e piantate su cenere lavica fino a una profondità di 2 metri, queste viti producono una Malvasia e un Moscato veramente buoni.

Ed eccoci finalmente nel Parque nacional de Timanfaya dove si possano ammirare gli oltre 30 crateri rimasti a testimonianza dell’eruzione e un paesaggio lunare di un colore nero di fortissimo impatto visivo. Il diavoletto dell’entrata è come al solito opera di Manrique.

Sia il tratto che si fa in auto privata che quello che viene fatto fare dai pulman del parco lascia a bocca aperta, si vede questo enorme mare di lava solidificata che si estende fino all’azzuro dell’oceano e certe volte sembra perfino di essere inghiottiti dai crateri che si aprono di fronte a noi.

Dopo il giro ci sono delle piccole dimostrazioni come spruzzi tipo geyser ottenuti con dell’acqua versata in dei buchi o la paglia che prende fuoco al contatto con la terra in una buca di pochi centimetri , per far vedere come il terreno abbia ancora mantenuto una altissima temperatura (poco sotto la superficie si raggiungono anche i 100 gradi)

E dopo gli spettacolini di fuoco, per i bimbi che vogliono provare un giretto in dromedario c’è la possibilità di farsi un bella dromedariata tra le colline di lava in comodi selloni di tela. (questa famiglia inglese aveva 3 figli 2 piccoli, non più di 4 anni il maggiore, da soli davanti e uno piccolissimo in braccio con la mamma dietro, le apprensive mamme italiane sarebbero svenute dopo 2 metri di cammino del dromedario).

Il sud continua con 3 tappe per altrettante meraviglie della natura, la prima è El Golfo un cratere che si è formato direttamente sulla costa dove adesso troneggia una bellissima laguna verde separata dal mare da una lunga spiaggia nera.

Proseguendo sulla strada panoramica che costeggia l’oceano incontriamo Los Hervideros, scogliere di materiale lavico a picco sull’oceano che il mare e il vento hanno scolpito creando cunicoli e grotte dove l’acqua si insinua impetuosamente.

Al termine di questa strada si incontrano le saline del El Janubio ormai a produzione quasi zero, le vasche di raccolta ancora in uso danno alla vista mille sfumature di rosa tra il nero della terra e l’azzurro dell’oceano.

Il pomeriggio proseguiamo per la punta sud dell’isola dove ci sono le spiagge più belle, tra queste Playa Papagayo che si trova all’interno di un parco dove vi sono tante altre belle spiagge, accedibile solo attraverso una stradina sterrata vicino all’abitato di Playa Blanca.

Di ritorno verso nord e verso casa la sosta Puerto Calero è inevitabile, dato che mio papà vuol vedere le barche a vela del marina più famoso dell’isola. Poi sosta anche a Puerto del Carmen la località più turistica dell’isola le spiagge e la miriade di locali ricorda in piccolo una Rimini un po’ affollata.

Anche qui tentiamo di fare il bagno ma con scarsissimi risultati e ci dobbiamo ancora accontentare di guardare gli inglesi e i tedeschi che si tuffano come pesci.

Ed eccoci all’unica escursione organizzata a cui abbiamo partecipato: si parte da Puerto del Carmen con l’aliscafo Blu Delfin per arrivare a Corralejo paesino nel nord di Fuerteventura, altra isola delle Canarie (la più lunga) e vicinissima a Lanzarote.

Dopo una passeggiata di 700 metri di negozi, come mi ha detto la guida, siamo saliti su di un pulman che ci ha portato nel parco delle dune bianche di Fuerteventura, una splendida distesa di 14 km di dune si sabbia finissima e bianchissima.

Qui finalmente ci siamo potuti scatenare in un bagno al mare dato che la laguna delle dune aveva una temperatura d’acqua più alla nostra portata ed io e il mio papi ci siamo rifatti di tutti i bagni persi a Lanzarote. Che acqua e che onde whwowwow.

Sulla di rotta di ritorno c’è una piccola sosta nella Isla Lobos dove ci fanno scendere dentro la chiglia della barca da cui attraverso grandi oblò possiamo ammirare la fauna marina presente sui fondali

Dopo la pausa dell’isla Lobos ci dirigiamo verso il largo dove meraviglia delle meraviglie ci vengono incontro decine di delfini che saltano intorno alla barca, poi la sorpresa più grande: una balena di circa 16 metri che ci mostra il suo spruzzo e ci sbatte la coda proprio di fronte alla nostra faccia, non avevo mai visto un pescione così grosso, veramente un esperienza che porterò sempre dentro di me.

Chiudiamo la nostra vacanza con la solita smania consumista della mamma che non si vuol perdere il tipico mercatino di Teguise dove tra artigianato locale e molto cinese si possono ammirare i vecchi edifici coloniali. Comunque il mercato della domenica nella vecchia capitale di Teguise è un evento da non perdere. Hola Y Hasta Siempre……………


Tra un salto e l’altro vi dò qualche Sito da visitare prima della partenza:

  • Link su Lanzarote
  • Aparthotel ottimi per fai da te

Ps: in questi viaggi a corto raggio ho visto tanti bimbi italiani che si muovono e di ciò sono molto contento, tanti passeggini al seguito per far riposare noi piccoli, ma per favore mamme portate un piccolo passeggino che pesi poco e occupi poco spazio, ne ho visti di mostruosi certi che sembravano trattori da quanto avevano ruote grandi altri che ci si stava in 4, difficilissimi da far salire sia in aereo che nei bus. Ho sentito mamme che dicevano: sa mio figlio dorme solo su questo passeggino, ma via non dite stupidagini basta farci abituare e noi piccoli quando abbiamo sonno dormiamo anche per terra.

Nessun Commento Disponibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *